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Affitti brevi: i vincoli dell’UE tra tetti alle notti e limitazioni territoriali

Affitti brevi: i vincoli dell’UE tra tetti alle notti e limitazioni territoriali

Il tema della regolazione degli affitti brevi è ormai stabilmente al centro del dibattito europeo. Le istituzioni dell’Unione stanno lavorando a un quadro normativo che mira a fornire indirizzi comuni agli Stati membri, in risposta alle pressioni esercitate da numerose amministrazioni urbane sul tema dell’emergenza abitativa.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’orientamento europeo non si tradurrebbe in un divieto generalizzato delle locazioni turistiche, ma nell’introduzione di strumenti regolatori potenzialmente incisivi, la cui applicazione concreta resta però fortemente demandata ai livelli nazionali e locali.

Il contesto europeo: coordinamento, non uniformità

L’intervento dell’UE nasce dall’esigenza di coordinare un panorama normativo estremamente frammentato, caratterizzato da regolamenti comunali spesso molto diversi tra loro. Tuttavia, è importante chiarire che l’Unione non introdurrà una disciplina uniforme e direttamente applicabile, ma un insieme di criteri e possibilità regolatorie.

La Commissione Europea si muove in un equilibrio complesso tra tutela del mercato interno, autonomia degli Stati membri e richieste provenienti dalle grandi città europee. Questo equilibrio, allo stato attuale, non garantisce automaticamente un approccio neutrale o omogeneo verso il settore degli affitti brevi.

Tetti alle notti: una facoltà che può diventare un rischio

Tra le ipotesi allo studio figura l’introduzione di limiti massimi annui alle notti locabili, misura già adottata in diversi contesti urbani europei.
Dal punto di vista degli operatori, si tratta di uno strumento che presenta criticità rilevanti, poiché:

  • non esiste una soglia unica a livello europeo
  • l’applicazione è rimessa alle autorità locali
  • i criteri di giustificazione possono risultare discrezionali

In assenza di parametri chiari e standardizzati, il rischio concreto è che il tetto alle notti venga utilizzato come strumento restrittivo generalizzato, con effetti economici significativi per i proprietari e i gestori.

Limitazioni territoriali: ampia discrezionalità ai Comuni

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda le limitazioni per area, che potrebbero essere introdotte nelle cosiddette zone “sotto pressione abitativa”.
Anche in questo caso, il quadro europeo lascia ampi margini interpretativi:

  • la definizione di “pressione abitativa” non è univoca
  • i criteri di perimetrazione delle aree non sono predeterminati
  • il controllo sulla proporzionalità delle misure resta successivo

Per le associazioni di categoria, questo rappresenta un punto critico: l’assenza di vincoli stringenti a monte può tradursi in regolamenti locali molto restrittivi, con conseguente aumento del contenzioso.

Cosa cambia davvero per il settore degli affitti brevi

Alla luce delle informazioni disponibili, è prematuro parlare di un quadro normativo favorevole o penalizzante in senso assoluto.
È però evidente che:

  • la pressione regolatoria sul settore è destinata ad aumentare
  • le decisioni concrete saranno assunte a livello locale
  • il rischio di disomogeneità applicativa resta elevato

Per host e operatori, questo significa maggiore incertezza, almeno nel medio periodo, e la necessità di monitorare con attenzione l’evoluzione delle normative comunali e regionali.

Il ruolo delle associazioni: vigilanza e rappresentanza

In questo scenario, il ruolo delle associazioni che rappresentano il settore degli affitti brevi è essenziale.
Non si tratta di opporsi alla regolazione in quanto tale, ma di:

  • vigilare sulla legittimità delle misure adottate
  • richiamare le amministrazioni al rispetto dei principi europei
  • tutelare gli operatori da interpretazioni eccessivamente restrittive
  • favorire un confronto basato su dati e analisi oggettive

Il quadro europeo, così come si sta delineando, non elimina i rischi per il settore, ma rende ancora più necessario un presidio tecnico e giuridico strutturato.

Conclusione

Le iniziative dell’UE sugli affitti brevi rappresentano un passaggio rilevante, ma non risolutivo, nel governo del fenomeno.

L’assenza di divieti espliciti non equivale a una garanzia di neutralità, così come l’enfasi sulla regolazione locale apre scenari applicativi molto diversi tra territori.

Per questo motivo, un’analisi attenta, priva di semplificazioni e priva di facili ottimismi, è oggi indispensabile per comprendere le reali implicazioni della futura normativa europea sugli affitti brevi.

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