Abbav risponde al Decalogo Venezia-Firenze

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Apprendiamo dai notiziari che i Sindaci di Firenze e Venezia, Dario Nardella e Luigi Brugnaro, con il coinvolgimento delle rispettive Amministrazioni, hanno elaborato una serie di proposte per il rilancio delle città d’arte.

Dopo una attenta lettura delle menzionate proposte, riteniamo doveroso replicare evidenziando le numerose incongruenze che riscontriamo nel cosiddetto “Decalogo Firenze Venezia”.

1. Sostegno economico agli operatori

Pare abbastanza incomprensibile la conclusione del punto 1 del Decalogo, in cui si recita “Soltanto restituendo il turismo alle città ed ai professionisti e disegnando sistemi intelligenti di gestione e controllo dei flussi turistici potremo tornare ad avere i centri storici di nuovo ricchi di vita propria”.

Allo stato, l’attuale amministrazione propone come “sistema intelligente di gestione” quello dei tornelli e del contributo di soggiorno che, anche sorvolando sulle numerose criticità che si sono riscontrate nel corso dell’implementazione di questi sistemi, restituiscono un’immagine della città più simile ad un parco divertimenti che ad un centro storico ricco di vita propria.

Diversamente, già dal 2017, ma anche in un recente incontro dello scorso 2 febbraio, ABBAV ha sottoposto all’amministrazione, un articolato progetto sulla regolamentazione dei flussi turistici, nonché sull’incasso dell’imposta e del contributo di soggiorno con modalità telematiche.

In merito a questo progetto non abbiamo ricevuto risposta, malgrado abbia incontrato il favore di numerosi Consiglieri sin dalla sua prima presentazione.

Sempre nell’ottica di fornire alla Città un adeguato sistema di gestione, Abbav ha lavorato ed è ora in grado di fornire un’App per l’incasso delle imposte di cui sopra, grazie alla quale si potrebbero digitalizzare, una volta per tutte, gli adempimenti che appesantiscono la burocrazia con cui i gestori di attività ricettive hanno a che fare tutti i giorni.

2. Incentivi per il Turismo in Italia

La proposta di superare “le criticità del ‘Bonus vacanze’”, di cui al punto 2), è tardiva e poco concreta. Abbav e le rispettive associazioni di categoria a livello nazionale evidenziano la limitatezza del bonus vacanze sin dalla sua introduzione, chiedendone la proroga ed il superamento di alcune limitazioni, prima tra tutte quella relativa all’impossibilità di utilizzo del bonus presso le strutture non imprenditoriali.

Si sono proposti sgravi diretti in busta paga o dichiarazione dei redditi a favore di chi usufruirà del Bonus, con la possibilità di vendere il relativo credito anche alle stesse strutture ricettive per l’immediato utilizzo sotto forma di credito di imposta.

3. Attività, Tour ed Experience nelle mani dei professionisti

La normativa nazionale regolamenta già ampiamente tutto il settore. Di unica rilevanza è l’obbligo per le OTA di verificare le abilitazioni per l’esercizio dell’attività esercitata, ma serve anche un attento controllo sul territorio della polizia amministrativa che ha tutte le facoltà di verificare e inibire lo svolgimento di attività in sprezzo ai regolamenti comunali ed ai dettami di legge.

4. Norme per le guide turistiche

Nella parte in cui si propone “una norma nazionale, integrativa di quanto disposto dall’art. 3 della legge 97/2013, che richieda l’abilitazione specialistica per lo svolgimento di professioni turistiche nei centri storici nei capoluoghi metropolitani siti Unesco”.

Il tema è stato ampiamente affrontato nel tempo dalla Commissione Europea, che ha evidenziato i limiti di perimetro relativi alla professione di guida turistica ed alla possibilità, per le leggi nazionali, di limitare l’esercizio della professione in determinate situazioni. Non sembra quindi, allo stato, possibile spingersi oltre quanto dettato da norme di rango superiore.

5. Incremento del Fondo Nazionale per il TPL

Sull’incremento dei fondi per il trasporto locale per una città come Venezia non possiamo che essere d’accordo, purché i fondi siano effettivamente destinati a punti specifici del trasporto da e verso le isole e purché non si perdano nel calderone degli sprechi della spesa pubblica.

6. Lo sviluppo del settore del trasporto turistico pubblico non di linea

Abbastanza fumoso e poco comprensibile quanto si afferma nel punto 6 del decalogo. Ci sembra abbastanza evidente che il “Recovery Plan” incentivi la transizione green dei trasporti e su questo le amministrazioni locali dovrebbero presentare piani chiari ed oggettivi.

7. Norme per gli appartamenti destinati agli Affitti Brevi

Stride il richiamo all’esigenza di una normativa più chiara e definita per le locazioni brevi, quando solo nell’ultimo decennio, come il Sindaco Brugnaro ben saprà, la materia è stata ampiamente revisionata sia a livello nazionale, che a livello regionale e locale.

Si citano, a titolo esemplificativo, sul fronte nazionale, il Codice del Turismo del 2011, il D.L. 50/2017 e la recentissima Legge di Bilancio 2020, sul fronte regionale e locale, la legge regionale 11/2013 ed il Regolamento Edilizio del Comune di Venezia.

Proprio quest’ultimo, contrariamente a quanto ora chiede il Sindaco, introduce “forti disparità tra coloro che offrono servizi nel settore in maniera professionale e quanti possono farlo in modo non professionale”, di fatto limitando il diritto di proprietà.

Deve pertanto ritenersi assolutamente non vera l’affermazione secondo cui chi loca un proprio immobile non deve “sottostare a regole che, al contrario, valgono per i professionisti del settore”. Visto l’attuale quadro normativo del Comune di Venezia, tra delibera 25/2017 e Regolamento Edilizio, è semmai vero il contrario.

Mentre i titolari di locazioni turistiche e di strutture ricettive extralberghiere si vedono continuamente frapporre ostacoli, gli albergatori possono operare indisturbati, come testimoniano le continue aperture di ostelli, la svendita di edifici di proprietà del comune per la realizzazione di strutture alberghiere, nonché l’acquisizione massiccia di unità immobiliari destinate a diventare dépendance, in barba ai limiti dimensionali stabiliti per le attività extralberghiere (si veda la Deliberazione della Giunta Regionale n. 343 del 22 marzo 2017).

Ancora più stridente, anche alla luce di quanto appena detto, è l’affermazione per cui le case affittate a scopo turistico produrrebbero “una concorrenza sleale nei confronti delle strutture alberghiere”, quando è ormai noto che l’offerta turistica, negli anni, si sia segmentata e diversificata in risposta alle diverse esigenze dei viaggiatori, con il risultato che molti segmenti sono spesso non sovrapponibili tra di loro (l’ospite che sceglie di pernottare in campeggio non andrà in albergo, così come l’ospite che predilige l’intimità e la privacy di un appartamento).

In relazione ai punti elencati a seguire si specifica quanto segue:

Licenze: si afferma che sono contingentate. Per quanto riguarda Venezia, sono contingentate, grazie alla Delibera 25/2017, solo le aperture di attività extralberghiere. Sono sotto gli occhi di tutti invece, le nuove aperture, da 4 anni a questa parte di alberghi e soprattutto di mega-ostelli aperti a dismisura in terraferma (l’ultimo in ordine di tempo è l’ex Galileo a Marghera).

Tassazione: si afferma che la locazione turistica è pratica sleale nei confronti degli alberghi, a causa dell’asserito minor carico fiscale subito dalle prime rispetto alle seconde. Sul punto si afferma che la reale tassazione degli alberghi ammonta al 27,9%, data dalla somma delle aliquote ires ed irap rispettivamente del 24% e del 3,9%, per un totale del 27,9%, contro il 21% della locazione turistica in cedolare secca. Si tenga però conto che il 27,9% per un Albergo incide sulla differenza tra Ricavi – Costi, mentre nelle affittanze brevi in cedolare secca il 21% si paga sull’intero introito senza possibilità di dedurre i costi di prenotazione (18%) lavanderia e pulizie finali (20% del prezzo) e utenze (ulteriore 10%).

Obbligo di adeguamento alle normative antincendio e primo soccorso: si afferma che tali obblighi vengono imposti solo alle strutture ricettive e non alle locazioni. Posto che il rapporto che sorge tra albergatore ed ospite e quello che nasce per effetto di un contratto di locazione sono due rapporti completamente diversi, così come lo sono – per configurazione – le modalità in cui si svolge il rapporto stesso, molti locatori, pur senza un obbligo, si sono già muniti di polizze RC, estintori, allarmi antincendio e via dicendo, poiché nel loro interesse tutelare i propri beni immobili da eventuali incidenti.

Personale negli alberghi e nelle locazioni: si afferma che solo nei primi vi siano regolari assunzioni e che siano assolti i conseguenti oneri contributivi. Deve rilevarsi l’assoluta infondatezza di simili affermazioni, oltre a doversi sottolineare che, anche in caso di appalto di personale, il committente non è esentato dal versamento dei contributi.Inoltre, analizzando i dati della graduatoria di un recente bando della Regione Veneto, emerge che le strutture ricettive dell’extralberghiero hanno il più alto rapporto dipendenti/posti letto rispetto alle strutture alberghiere.

Ma quel che più preoccupa sono le successive proposte:

Introduzione di una destinazione residenziale-turistica Limitazione a massimo 2 locazioni e massimo per 90 giorni a chi esercita in forma non imprenditoriale.

Non ci si rende conto che, con l’introduzione di una destinazione residenziale-turistica, si rischia di creare un danno enorme al patrimonio immobiliare privato, costringendo i proprietari a tenere chiusi i propri immobili o, nella peggiore delle ipotesi, a svenderli a ricchi stranieri.

Da una parte, infatti, non potrebbero fare locazione turistica, dall’altra dovrebbero affrontare il rischio di fare locazioni di lungo periodo, con l’alta probabilità di trovarsi con inquilini morosi e lunghi procedimenti giudiziali, aggravati dall’attuale emergenza economico e sanitaria.

Oggi paghiamo una miope politica sul territorio della residenzialità, con pochi investimenti, incentivi e tutele del proprietario.

La cronaca mette costantemente in evidenza che, una volta locato l’immobile con contratti per periodi superiori all’anno (contratti 4+4 o 3+2) diventa difficile e oneroso recuperare dapprima i canoni non pagati e successivamente l’immobile stesso, se non dopo anni di battaglie legali e costi altissimi.

Questo è uno dei principali motivi per cui molti privati si sono rivolti alla locazione turistica o, in alternativa, a quella transitoria. È dunque evidente il malcelato intento di proseguire quella campagna denigratoria che da tempo si protrae a danno delle locazioni turistiche.

Una vera politica residenziale dovrebbe partire dallo stanziamento di risorse e mezzi per incentivare la residenza e impiego di mezzi per dare nuova linfa al lavoro sul territorio.

Bisogna ripartire dagli incentivi ai proprietari per l’affitto ai residenti, dagli sconti IMU, dai contributi per la ristrutturazione e per l’acquisto delle giovani coppie, dalla residenza pubblica su cui non si investe più nulla. Dai fondi di garanzia sugli affitti per residenti morosi.

Altrimenti, come al solito, si fa solo propaganda e non si risolvono problemi.

8. Norme speciali per la limitazione delle attività commerciali o dei prodotti in libera vendita

Non vi è alcun dubbio che sia di assoluta necessità rafforzare e rivalutare l’offerta sul territorio, valorizzando le attività locali, premiandone la continuità aziendale, la storicità, l’artigianalità e la vendita di prodotti tipici del territorio. Questo instaurerebbe un circolo virtuoso per tutto il comparto produttivo locale.

9. Norme per la tutela del decoro e la sicurezza urbana

Non servono nuove norme per il decoro e la sicurezza urbana, che già regolamentano tutte le fattispecie di reato e le varie violazioni, ma un più attento controllo del territorio nel far rispettare le regole e le norme esistenti.

Durante la crisi pandemica sono emerse ancor di più tutte le criticità della sicurezza urbana, evidenziando l’incapacità da parte degli organi di controllo di vigilare su fenomeni quali assembramenti e baby gang, malgrado il continuo aumento delle forze dell’ordine con i proventi dell’imposta di soggiorno.

10. Sviluppo delle Smart Control Room per la gestione intelligente della città

La Smart Control Room non può programmare i flussi, ma solo prendere atto di situazioni già in essere e quindi agire in situazione di emergenza.

Riteniamo peraltro molto inquietante pensare di essere osservati tutta la giornata da mille telecamere e contemporaneamente sentir parlare di privacy.

In ogni caso ci sembra evidente che la politica sulla programmazione turistica non possa basarsi su una Smart Control Room in particolare, quanto piuttosto su un’adeguata programmazione, sulla digitalizzazione e lo snellimento degli adempimenti burocratici, sull’investimento di risorse e denaro nel rilancio del settore e sullo sviluppo di iniziative concrete e di reale beneficio per gli operatori.

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